Mindfulness, pazienza e cambiamento

A volte mi piace aprire i libri di autori che amo a pagine a caso. L’altro giorno l’ho fatto con “Praticare la pace in tempo di guerra”, della meravigliosa Pema Chödrön, che a pagina 26 regala:

“Ma ci vuole pazienza anche per essere abbastanza curiosi da osservare, da riflettere su di sé. E quando capite di potere scegliere fra restare fermi o agire, ci vuole pazienza per restare in quella sensazione tagliente e non intensificare la sofferenza. Quasi automaticamente, partite in quarta o vi chiudete a riccio, involontariamente cercate un terreno solido, e molto spesso siete spaventati. Credete che se lasciate andare e vi limitate a sentire, morirete o qualcosa morirà. E avete ragione. Se lasciate andare, qualcosa morirà, ma sarà un enorme sollievo.”

Sono parole che, se non avete mai meditato o praticato mindfulness, potreste fraintendere come un invito a rinunciare a ciò che conta per voi, o a sopportare le cose che non vi piacciono o non considerate giuste, senza fare nulla per cambiarle. Ma non è affatto così.

Si tratta di iniziare a riconoscere l’aspettativa, che ci riguarda tutti, di camminare sempre su un terreno solido, magari un bel prato erboso, soffice e pieno di fiori profumati. E si tratta anche di iniziare a conoscere la nostra reazione quando, a volte anche molto improvvisamente, spesso diversamente da come lo avevamo immaginato, il terreno cambia. Se guardiamo le cose onestamente, non possiamo non vedere che questo cambiamento ci fa moltissima paura, a volte sino a darci la sensazione di non sapere bene più dove aggrapparci e, in certi casi, davvero ci sembra quasi di morire o di perdere qualcosa senza la quale non potremo vivere.

Tipicamente, in queste situazioni, la mente inizia a proliferare e ci troviamo impegnati in una specie di girone infernale di pensieri che si muovono tutti ossessivamente intorno a un unico obiettivo: aggiustare al più presto la situazione e ritrovare le nostre certezze su quel bel prato erboso, soffice, pieno di fiori profumati…

Stasera ma non solo, una buona pratica potrebbe essere proprio questa: smettere di pensare a cosa fare o non fare, dire o non dire, nel disperato tentativo di aggiustare il terreno sotto ai nostri piedi nella convinzione che altrimenti moriremo o che qualcosa morirà. E piuttosto iniziare a rilassarci: se la situazione è spiacevole, smettiamo di volere fare di tutto per aggiustarla. Se è piacevole, smettiamo di volere accelerarla a tutti i costi, spinti dal desiderio e dall’impulsività. Coltiviamo la pazienza, anche riguardo al fatto che non sempre ci riusciremo, e stiamo, più che possiamo, con le sensazioni del corpo.

Palpitazioni, nodi alla gola, pesi sul petto, farfalle nello stomaco, stanchezza, pesantezza, agitazione e qualsiasi cosa sentiamo: ciò che accade nel corpo, accade ora. Ciò che accade ora, è vero. Ciò che è vero ora, nel corpo, in questo momento, è l’unica solidità possibile. E anche l’unica vera apertura al cambiamento che andiamo cercando.

Perderemo qualcosa,  e sarà un enorme sollievo.

Buona notte a tutti, e buona pratica.

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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