Speciale emozioni difficili e mindfulness, terza puntata: qual è il pensiero a cui credo di più?

Siamo sensibili e coraggiosi

Del fatto che troppo spesso ci convinciamo che pensieri ed opinioni sono verità assolute, e delle possibili conseguenze di questo, abbiamo già detto nella prima puntata (“Cosa sta succedendo adesso?”) di questo Speciale Emozioni Difficili.

Abbiamo proseguito, nella seconda puntata (“Posso vederlo come il mio percorso?”), esplorando l’invito ad accogliere ogni momento come un’occasione di risveglio. Una possibilità di coltivare un cuore pronto a tutto, anche quando quello che sta accadendo non è piacevole. D’altronde, siamo esseri sensibili, vero, ma anche coraggiosi. E’ importante non dimenticarlo.

I pensieri che non sappiamo di avere

In questa terza puntata, affrontiamo insieme un aspetto del funzionamento della psiche che potresti considerare sconvolgente: talvolta siamo talmente convinti di ciò che pensiamo, che a stento ci accorgiamo di pensarlo.

Non lo vediamo insomma. Un po’ come se guardando la superficie di un lago dalla riva ci convincessimo che sotto non c’è vita solo perché l’acqua è scura. Eppure  sono proprio i pensieri più profondi e radicati, quelli sotto alla superficie, che determinano come percepiamo il mondo. Non solo: influiscono anche su tutte le scelte che facciamo.

Per esempio, potremmo credere di essere perdenti in un mondo di vincenti. Oppure che se diremo di no verremo rifiutati, che dobbiamo sempre compiacere gli altri per farci amare. O ancora, che se non arriviamo sempre primi allora siamo degli sfigati, che _____________________ (riempi tu con la prima frase che ti viene in mente).

E potremmo crederci senza accorgercene, per poi trovarci in balia di emozioni  come la rabbia, la tristezza, la vergogna, la paura o ______________________ (di nuovo, scegli tu osservando come reagisci nei momenti più stressanti) senza capire bene cosa ci sta succedendo.  Potremmo persino illuderci di comprendere perfettamente ciò che ci accade, rifugiandoci in qualche spiegazione, che però non sempre è vera, o gentile, o utile. E a volte è più che altro un tentativo frettoloso di evitare il disagio e l’insicurezza.

Come funzionano le credenze limitanti

L’aspetto  più subdolo di questi pensieri è che agiscono un po’ come una specie di aspiratore potentissimo e sempre acceso, che attira verso di sè le esperienze che li confermano, secondo il meccanismo classicamente definito come la profezia che si autoavvera.

Tanto per capirci, se crediamo di non essere degni di attenzione e che gli altri sono quindi poco interessati a noi, basterà anche una banale distrazione per confermare la nostra credenza. O saremo attratti da persone e situazioni che sono simili a ciò che abbiamo provato in passato. Questi pensieri sono spesso molto antichi, e si installano per così dire nella nostra psiche a partire dalle emozioni che abbiamo provato nelle relazioni più importanti della nostra vita.

Riconoscere le credenze più radicate

E’  di fondamentale importanza sapere che abbiamo delle credenze così radicate che, come qualsiasi abitudine, a stento sappiamo di averle o diamo per scontato che siano vere. Ed è ancora più prezioso poterle individuare, visto che influenzano la nostra vita. A volte può servire un lavoro psicoterapeutico. Ma tutti possiamo chiederci, in qualsiasi momento, e specialmente quando siamo in preda ad un emozione forte: Qual è il pensiero a cui credo di più?

Apriamoci alla possibilità di accogliere questa domanda con curiosità, coraggio e gentilezza, senza fermarci alla prima risposta e accogliendo anche la possibilità che non emerga alcuna risposta. E’ preferibile rimanere aperti, piuttosto che chiuderci in spiegazioni frettolose.

Se non emerge nulla, possiamo tornare alle sensazioni del respiro e del corpo, e dopo un po’ possiamo di nuovo chiederci: Qual è il pensiero a cui credo di più? Prima o poi, se continuiamo con pazienza, arriverà una risposta che avrà una qualità speciale, qualcosa che ci farà dire: “Ma sì, certo, è proprio così!”. E in quel momento, che alcuni chiamano insight o intuizione improvvisa, altri ristrutturazione cognitiva, inizieremo a riconoscere la presenza di questa credenza in tanti altri momenti della nostra vita. È una buona notizia, perchè con questo riconoscimento, inizia  anche la possibilità di lasciarla andare.

Possiamo finalmente risvegliarci alla vastità della nostra vera natura, che include anche le parti di noi che non ci piacciono ma che sa che, fondamentalmente, non c’è nulla da correggere perché non siamo difettosi.

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Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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