Speciale emozioni difficili e mindfulness, quarta puntata: che cos’è questo?

La domanda che ti libera da spiegazioni inutili

Secondo Ezra Bayda questa domanda è forse la più importante nella nostra pratica, perchè ci obbliga ad abbandonare l’abitudine a dare risposte intellettuali. E tutte le solite, a volte un po’ ritrite, spiegazioni che diamo al nostro malessere. E’ la chiave di accesso all’esperienza diretta di questo momento.

Pratichiamo insieme: che cos’è questo?

Se vuoi, possiamo praticare insieme proprio ora, chiedendoci: che cos’è questo?

Si fa così. Porta  l’attenzione alla postura.  Alle sensazioni del corpo nel suo insieme. Ad aree del corpo che magari sono contratte. Il volto, il petto, le spalle, lo stomaco. Includi anche la consapevolezza dello spazio intorno a te: la temperatura, la luce, i suoni che lo attraversano. Stai con il respiro, con ciò che puoi percepire dell’aria che entra ed esce dal corpo, mentre accogli le sensazioni di questo momento. Senti l’energia del corpo mentre porti l’attenzione a cosa c’è. Non chiederti perchè senti quello che senti. Potresti trovare tutte le spiegazioni del mondo, ma non è detto che siano vere nè che risolveranno i tuoi problemi. Semplicemente, con coraggio, onora ciò che senti dandogli la piena dignità di esistere. Osservalo. E’ tutto qui.

Il coraggio di rinunciare alle nostre difese abituali

Se ci hai appena provato e sei stato visitato da un’emozione spiacevole, è probabile che questa pratica non sia stata facile. Quando siamo turbati è difficile stare con questa domanda e viverla attraverso l’esperienza del corpo, perché vuol dire rinunciare alle nostre difese abituali. Hai presente la tendenza di tutti, mia, tua e di tutte le persone che conosci, a giustificare, controllare, evitare di sentire, distrarci e così via? Lo facciamo davvero tutti, con il risultato di restare intrappolati nelle nostre credenze, che ci chiudono all’esperienza della vita così com’è e alla possibilità di fare spazio a qualcosa di nuovo.

Per esempio, se sentiamo ansia, è naturale volerla evitare. Potremmo cercare distrazioni, spiegazioni, o modi per eliminarla. Ma chiedendoci Che cos’è questo? e osservando l’esperienza dell’ansia nel corpo -senza analizzarla, ma osservandola semplicemente- risvegliamo in noi la qualità della curiosità, che ci permette di fare l’esperienza della verità di ogni momento, oltre a qualsiasi storia ci stiamo raccontando su di noi e sul mondo.

Perchè essere curiosi di ciò che sentiamo

Essere curiosi significa che siamo disposti ad addentrarci in territori sconosciuti e ad espandere i nostri limiti, esplorando le nostre paure. Essere curiosi significa poter dire “Sì!” all’interezza della nostra esperienza, anche alle parti più difficili. E quando lo facciamo, spesso scopriamo che le paure sono molto più gestibili di quanto credevamo.

Ovviamente non vuol dire che l’esperienza ci debba piacere per forza, o che ne vogliamo ancora. Specialmente quando un’esperienza è spiacevole, c’è una parte di noi che vorrebbe scappare a gambe levate ed è importante poterla accogliere come parte di ciò che stiamo provando.

Essere curiosi vuol dire che portiamo l’attenzione, semplicemente, a tutto ciò che accade dentro e fuori di noi, anche quando non ci piace ed è difficile. Smettiamo di resistere alle persone, alle situazioni e alle paure che ci fanno sentire vulnerabili, e impariamo invece ad aprirci e ad invitarle dentro di noi. E’ una scelta che rappresenta l’essenza stessa del coraggio. 

Quando tutto sembra perso

Può capitare che la mente sia in un tale stato di panico e confusione che tutto abbiamo voglia di fare tranne che di coltivare la curiosità.

Quando tutto sembra oscuro e irrisolvibile, e quasi abbiamo perso la speranza di farcela, proviamo con la gentilezza: facciamo un respiro profondo ed inspirando portiamo l’attenzione al cuore, mentre espirando dirigiamo verso di noi lo stesso calore, la stessa tenerezza e la stessa compassione che avremmo con il nostro migliore amico.

Mentre ci ricordiamo che il nostro disagio è anche il nostro percorso, e respiriamo portando l’attenzione al cuore, possiamo imparare a stare con il dolore. Anche se riuscissimo a farlo per un solo respiro, avremmo comunque coltivato la pazienza, la gentilezza e il coraggio che possono guarire anche le ferite più profonde.

L’importanza di sentire il corpo

Solo entrando nel corpo, e vivendo visceralmente la domanda Che cos’è questo? riusciremo a vedere al di là di ogni nozione intellettuale che la nostra esperienza, per quanto spiacevole, è in continuo mutamento e che, in fondo, è solo una combinazione di credenze, sensazioni fisiche e vecchi ricordi. E’ così che la mindfulness trasforma e guarisce.

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Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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