Emozioni difficili e mindfulness, terza puntata: qual è il pensiero a cui credo di più?

Del fatto che spesso noi ci si convinca che le nostre opinioni sono delle verità assolute abbiamo già detto. Ma ora ho da darvi una notizia ancora più sconvolgente: talvolta siamo talmente convinti di ciò che pensiamo, che a stento ci accorgiamo di pensarlo.

Non lo vediamo insomma, un po’ come se guardando la superficie di un lago dalla riva ci convincessimo che sotto non c’è vita solo perché l’acqua è scura. Eppure  sono proprio i pensieri più profondi e radicati, quelli sotto alla superficie, a governare il nostro sentire e il nostro agire.

Per esempio, potremmo credere di essere senza valore in un mondo di supereroi, che se diremo di no verremo rifiutati, che dobbiamo sempre compiacere gli altri per tenerceli vicini, che se non arriviamo sempre primi allora valiamo ben poco. E potremmo crederci senza nemmeno esserne consapevoli, per poi trovarci in balia di emozioni potenti come la rabbia, la tristezza, la vergogna, la paura o altre emozioni dolorose senza capire bene cosa ci sta succedendo, o raccontandoci una storia che poco ha a che vedere con le cose così come sono, e tanto con i nostri fallimentari tentativi di evitare il disagio e l’insicurezza.

Si tratta poi di pensieri che agiscono un po’ come un radar, andando alla ricerca delle esperienze che li confermano – meglio rogna che conosci che rogna che non conosci, diceva un mio amico- secondo il meccanismo classicamente definito come la profezia che si autoavvera. Per esempio, se crediamo di non essere degni di amore e che gli altri sono quindi poco interessati a noi, basterà anche una banale distrazione per confermare la nostra credenza-radar.

E’ dunque di fondamentale importanza sapere dove tendiamo a fissarci con le nostre credenze-radar. E sapere come poterci lavorare in una prospettiva di mindfulness.

Ancora una volta, si tratta di chiederci: qual è il pensiero a cui credo di più?

Apriamoci alla possibilità di accogliere questa domanda con curiosità, coraggio e gentilezza, senza fermarci alla prima risposta e accogliendo anche i momenti in cui non emerge alcuna risposta, che sono altrettanto preziosi.

Se non emerge alcuna risposta, torniamo  alle sensazioni del respiro e del corpo, e dopo un po’ possiamo di nuovo porci la stessa domanda: qual è il pensiero a cui credo di più? Prima o poi, se continuiamo con perseveranza, la risposta arriverà portando con sé una qualità che ci farà dire: “Ma sì, certo!”. Ed in quel momento, che alcuni chiamano insight o intuizione improvvisa, altri ristrutturazione cognitiva, inizieremo a riconoscere la presenza di questa credenza in tanti altri momenti della nostra vita, e anche la possibilità di iniziare a lasciarla andare.

Si tratta di un momento magico, perché è allora che possiamo risvegliarci alla vastità della nostra vera natura, che include anche le parti di noi che non ci piacciono ma che sa che, fondamentalmente, non c’è nulla da correggere perché non siamo difettosi.

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Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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