Speciale emozioni difficili e mindfulness, prima puntata: cosa sta succedendo adesso?

Molte persone si avvicinano alla mindfulness con l’aspettativa che la pratica li farà sentire più calmi e rilassati. E dopo un periodo di tempo variabile, se continuano a praticare, si accorgono che, così come tutto il resto nella vita, la pratica può essere esaltante, noiosa, strana, magica, e difficile. E tutte queste cose insieme in soli dieci, venti, trenta e quanti minuti vi pare.

E allora, se si arriva a superare l’illusione che se non abbiamo ancora raggiunto il Nirvana la pratica non fa per noi, sorge la domanda a cui, da quando insegno, ho dovuto rispondere più spesso: come faccio a praticare quando sono alle prese con un’emozione difficile, o con dei pensieri che non riesco a lasciare andare?

Va subito detto che la tendenza ad evitare ciò che ci fa stare male è profondamente radicata nelle abitudini della nostra psiche. E va aggiunto che la domanda è più che legittima perché quando siamo alle prese con delle emozioni spiacevoli la semplice istruzione di portare l’attenzione al respiro, senza confrontarci con le nostre difficoltà, difficilmente da sola potrà aiutarci a trovare un po’ di pace. Come dice Jon Kabat-Zinn, a volte non si tratta di lasciare andare – lo faremmo, se potessimo- ma di lasciare essere.

Tempo fa lessi sullo Shambala Sun un articolo di Ezra Bayda che suggeriva cinque domande che ognuno di noi può porsi in queste circostanze. Da allora mi è capitato di condividerlo con alcuni miei allievi e in questi giorni ho pensato potesse essere una buona idea allargare la condivisione a tutti voi.

E siccome ho imparato che quando i concetti richiedono un po’ di pratica può essere sensato esplorarli uno alla volta, ho deciso che vi proporrò queste cinque domande un giorno alla volta. Consideratelo uno Speciale A Puntate Sulle Emozioni Difficili.

La prima domanda che Ezra Bayda suggerisce di porci quando siamo alle prese con un’emozione difficile è: Cosa sta succedendo adesso?

Si tratta di fermarci e chiederci cosa sta succedendo davvero. Cioè di smetterla di dare per scontato che i nostri pensieri su una situazione sono veri, e iniziare ad aprirci alla possibilità di stare con la situazione reale.

Per esempio, può succedere che a volte siamo così presi dalle nostre paure che ci facciamo travolgere da pensieri circa il futuro che poco hanno a che vedere con quello che sta accadendo in questo momento, finendo con lo stare male per un realtà che è solo immaginata. Conoscete il proverbio cinese: disegni un dragone, e poi ti spaventi? Ecco.

E poi spesso, quando siamo alle prese con una cosa spiacevole, la tendenza è di respingerla. E quasi senza che ce ne accorgiamo la mente formula un pensiero che suona più o meno così: “C’è qualcosa che non va”. In generale, nell’altro, in noi. La vita è ingiusta, quella persona è cattiva, sono un cretino. Avete presente?

Ed è un attimo che la mente si ritrova a criticare, biasimare, volere aggiustare, analizzare… tutte operazioni che, invece di semplificare ciò che stiamo vivendo, lo complicano perché non fanno altro che aggiungere ulteriore disagio al momento presente. Le chiamano rimuginazioni, o proliferazioni mentali.

E come se questo non bastasse, avete mai sentito l’espressione: “Te la stai raccontando?”. E’ importante coltivare la possibilità, che abbiamo in ogni momento, di riconoscere la storia che ci stiamo raccontando come una storia e nulla più, ovvero un insieme di pensieri che ci ripetiamo ossessivamente scambiandoli per delle verità assolute che non fanno altro che sostenere e rendere ancora più pesante il nostro disagio.

E questo è tanto più vero per tutte le volte in cui tendiamo a biasimarci e a giudicarci, raccontandoci che siamo degli inetti e seppellendo in questo modo le nostre qualità positive sotto un macigno di disprezzo e insicurezza che nulla ha a che vedere con chi siamo veramente.

Buona pratica.

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Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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