Gentilezza, di Naomi Shihab Nye

Prima che tu sappia veramente cos’è la gentilezza 

devi perdere le cose,

sentire il futuro che si dissolve in un momento

come il sale in un brodo leggero.

Ciò che tenevi nella tua mano,

ciò che avevi contato e risparmiato con attenzione,

tutto questo deve andare così che tu possa conoscere

quanto può essere desolato il paesaggio

fuori dalle regioni della gentilezza.

Come continui a viaggiare

pensando che il pullman non si fermerà mai,

che i passeggeri che mangiano granoturco e pollo

guarderanno fuori dal finestrino per sempre.

 

Prima che tu conosca la tenera gravità della gentilezza,

devi arrivare là dove l’Indiano in un poncho bianco

giace morto su un lato della strada.

Devi vedere che quello potresti essere tu,

che anche lui era qualcuno

che viaggiava nella notte

con dei piani e con il semplice respiro

che lo teneva in vita.

 

Prima che tu conosca la gentilezza

come la cosa più profonda che hai dentro,

devi conoscere il dolore come l’altra cosa più profonda.

Devi svegliarti con il dolore.

Devi parlargli sino a quando la tua voce

trova il filo di tutti i dolori

e vedi il bandolo della matassa.

 

Allora solo la gentilezza

avrà un senso,

solo la gentilezza ti allaccerà le scarpe

e ti manderà fuori nel giorno

a spedire lettere e a comprare il pane,

solo la gentilezza alzerà la testa

in mezzo alla folla del mondo per dirti

“sei tu la persona che cercavo”,

e poi verrà con te ovunque

come un’ombra o un amico.

 

Naomi Shihab Nye (traduzione mia)

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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