MEDITA CON CARO, Dai un nome a ciò che senti

Continua il discorso sull’equanimità, su quanto è difficile avere un cuore pronto a tutto, e sul perché dare un nome a ciò che proviamo e sentirlo nel corpo è la strada maestra per iniziare non solo a non avere paura di ciò che sentiamo fuggendo nell’azione – ognuno di noi ha un repertorio consolidato di modi in cui fugge da sé stesso e da ciò che sente attraverso scelte che, in fondo, non lo portano da nessuna parte- ma anche per scoprire che possiamo stare nelle difficoltà senza farci costantemente portare via dalla corrente dei pensieri che amplificano le nostre emozioni a dismisura al punto che a volte finiamo con il sentirci intrappolati.

Nel caso non lo sapeste, un’emozione non dura più di un minuto, un minuto e mezzo. Sono i pensieri, la tendenza della nostra mente a voler avere ragione a volte a scapito dello stare bene, l’illusione che è sempre pensando che risolveremo le cose, la paura di non potere affrontare le situazioni, che fanno sì che la mente proliferi e le emozioni difficili durino molto più di quanto vorremmo.

Dare un nome a ciò che sentiamo aiuta a creare spazio per vedere la nostra reattività invece che esserne trascinati via, sentirlo nel corpo ci aiuta ad ancorarci  anche nelle difficoltà più grandi. E poi, c’è il potere della gentilezza, di cui vi parlo verso la fine…

Buona pratica,

Caro

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Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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