Canta che ti passa! Molto più di un semplice detto

“In molte società sciamaniche, se ti rivolgi a un guaritore per problemi di depressione, scoraggiamento, o demotivazione, ti sentirai porre quattro domande:
Quando hai smesso di ballare?
Quando hai smesso di cantare?
Quando hai smesso di sentirti affascinato dalle storie del mondo?
Quando hai smesso di trovare conforto nella dimensione del dolce silenzio?”
Hernàn Huarache Mamani

“Canta che ti passa” è, come molti detti popolari, una grande verità nascosta dall’ironia!

Come ormai da anni la scienza ha reso noto, alcuni dei maggiori effetti benefici del canto sono:
-Rafforzamento sistema immunitario
-Migliora la respirazione e la postura
-Regolarizzazione della pressione
-Aumento delle endorfine e dell’ossitocina (rispettivamente l’ormone del buon umore e quello dell’amore)
-Allena la memoria e migliora le doti cognitive
-Migliora le capacità comunicative e le relazioni sociali
-Tonifica la muscolatura di tutto il corpo

Ma sono tutte cose che sicuramente avete sperimentato da soli, quando avete avuto l’occasione di cantare!

Può essere davvero stupefacente la sensazione del primo suono prodotto senza sforzo: viene fuori come se nulla fosse, con la stessa naturalezza di un battito di ciglia e in più sembra di sentirsi per la prima volta.
Ci riconosciamo in quel suono, c’è una coerenza, vediamo la nostra immagine allo specchio liberata da tutte quelle proiezioni e giudizi nei quali ci identificavamo fino a un secondo prima.
Ha quel senso di stupore e semplicità del camino acceso d’inverno, non so perché ma a me è venuta in mente questa immagine, magari ognuno di voi ne avrà una versione propria, ma avete capito, spero, cosa intendo.

La voce è probabilmente la parte più intima di noi stessi che viene costantemente esposta all’esterno ed è normale quindi sentirsi “nudi” quando si parla o si canta in pubblico per la prima volta; la libertà espressiva, la creatività più in generale va di pari passo con il senso di accoglienza che percepiamo dall’ambiente circostante, quanto ci sentiamo liberi di essere noi stessi e quanto invece ci sentiamo esposti al giudizio, alla derisione, al non corrispondere a certe aspettative. Chi decide cosa è giusto e cosa no? Cosa è bello e cosa è brutto? Cosa va bene e cosa va male?

Pensate a quando eravate bambini: probabilmente ballavate e cantavate come se fosse la cosa più naturale del mondo (come dico sempre, si canta con TUTTO il corpo!).
Infatti lo è, finchè un adulto, uno che “dovrebbe” saperne più di noi arriva e ci dice “Basta!”, “Stai dando fastidio”, “Fai piano” o peggio ancora “Sei stonato!”.

Ci sentiamo mortificati e in qualche modo sbagliati e proprio non riusciamo a capire come qualcosa di cosí spontaneo e gioioso possa recare danno a qualcuno.

Con il passare del tempo, interiorizziamo quel giudizio e lo facciamo nostro; nel momento in cui realizziamo (e sono sicura che non sarà difficile) di essere noi i più severi giudici di noi stessi, possiamo iniziare a riassorbire, a lasciare andare quel peso, quel dito puntato, riconoscendoci simili e al tempo stesso unici nella nostra umanità.

Affrancarsi da questo giudizio e assumersi questo diventare l’adulto amorevole che accoglie il nostro bambino interiore (che è ancora lí e non vede l’ora di cantare e saltellare!) è un passaggio cruciale per la nostra libertà espressiva che si manifesta non soltanto nello spazio protetto del gruppo, durante i workshop, o nella forma artistica e terapeutica del canto, ma di riflesso in tutti gli aspetti della nostra vita.

Ci vediamo in Semplicemente Spazio sabato 16 Febbraio 2019 dalle 15:00 alle 18:00 per il workshop Canta che ti passa!

Ti aspetto,

Alessandra