Sul fare amicizia con noi stessi… e la pace che andiamo cercando

Quando iniziamo a meditare, potremmo avvicinarci alla pratica con l’aspettativa di trovarvi una sorta di soluzione ai problemi della nostra vita.

Si tratta di un’aspettativa, di cui non sempre siamo consapevoli, che può manifestarsi in diverse versioni che ci sussurrano con voce affabulante che sedendoci su un cuscino da meditazione finalmente troveremo la pace, o quantomeno un po’ di meritato sollievo dalle sofferenze da cui ci sentiamo afflitti nella nostra vita quotidiana, o la possibilità di cambiare le cose che non ci piacciono di noi.

Potremmo anche credere – altro comune fraintendimento– che molto presto, come per magia, tutti i pensieri e le emozioni difficili che vengono a farci visita nel resto della nostra esistenza spariranno, per lasciare spazio ad una splendida calma perenne  intercalata da momenti di estasi.

Ma nel momento in cui iniziamo a praticare, scopriamo che le cose sono un po’ diverse da come ce le eravamo immaginate. Non solo  le imperfezioni e le asprezze da cui pensavamo di sfuggire continuano a far parte del panorama ma, come se questo da solo non bastasse, non riusciamo a fare quello che pensiamo sia la pratica: l’attenzione si allontana dal respiro molto più di quanto vorremmo, non ci sentiamo affatto calmi e in pace e anzi, a dirla tutta, ci sentiamo anche piuttosto disturbati e infastiditi.

E’ a questo punto che, presi dall’esasperazione, potremmo iniziare a chiederci cosa c’è che non va, se per caso non eravamo impazziti il giorno in cui ci è venuto in mente di iniziare a meditare, ci diciamo che forse questa pratica non fa per noi, o che siamo nel posto sbagliato, o non è il momento giusto.

In verità, non c’è nulla che non va. Se non che, nella nostra mente, siamo ancora attaccati alla nostra idea di cosa è la meditazione. Non abbiamo cioè ancora capito che la meditazione non è una tecnica, ma è un modo per fare amicizia con noi stessi. In altre parole la tecnica – per esempio l’invito a sederci in una posizione comoda e osservare il nostro respiro– è solo il mezzo, non il fine. Il fine è, come dice la meravigliosa Pema Chodron, fare amicizia con noi stessi.

Voglio essere ancora più chiara. Se pensate di valutare la vostra pratica in base a quanto tempo state sulle sensazioni del respiro, giudicherete voi stessi e la vostra pratica in base a questo. E se vi doveste trovare completamente persi nei vostri pensieri, o alle prese con un’emozione difficile, allora penserete di non avere avuto una buona sessione.

Ma l’invito della mindfulness non ha a che vedere con il coltivare la nostra già ben radicata abitudine a giudicare questo momento e noi stessi. L’invito della mindfulness è piuttosto quello di dare il benvenuto a noi stessi, aprendoci al fluire di sensazioni fisiche, emozioni e pensieri con la stessa benevola curiosità indipendentemente da cosa, come e quando si presenta.

In altre parole, lasciamo andare le fantasie e i timori rispetto a chi dovremmo o potremmo essere e a come dovrebbero o potrebbero andare le cose, in favore della possibilità di iniziare a coltivare una relazione più autentica con noi stessi, intrisa di quella gentilezza, di quel sostegno, di quella pazienza, di quella sincerità, di quella capacità di perdonare e lasciare andare e di quella sempre rinnovata fiducia che solo il nostro migliore amico potrebbe darci.

Vuol dire che iniziamo a stare con  tutto quanto: con le parti di noi che ci piacciono, con quelle che ci piacciono di meno o non ci piacciono per nulla, e con il fatto che le cose non sono mai esattamente come ce le aspettiamo.

E allora possiamo iniziare a vedere che, anche quando siamo persi nei pensieri più prepotenti, prima o poi ritorniamo qui. E ritornando a questo momento più e più volte, scopriamo che abbiamo molta più libertà di scelta di quanto avevamo immaginato rispetto  ai pensieri che contano e quelli che, invece, possiamo iniziare a prendere con un po’ più di leggerezza.

Così, con la vita che continua a sorprenderci e accompagnati da uno spirito di amicizia verso noi stessi,  scopriamo che la mente potrebbe non trovare mai le spiegazioni che cerca, ma andremo avanti lo stesso. Che non possiamo fermare le onde, ma possiamo imparare ad attraversarle.

Questa è la pace  che andavamo cercando.

Buona pratica.

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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