Sul mare, il tempo, lo stare e l’insegnare

“Senti maestra?”

“Cosa?”

“Il rumore della pioggia sui vetri delle finestre! Sembra il mare.”

Elia, 6 anni

 Insegno da sei anni nella scuola primaria. Appartengo alla larga schiera delle precarie che ogni anno cambiano scuola, classe e colleghi.  Durante il mio pellegrinare tra le scuole della provincia di Como, sono diventata psicoterapeuta, ho aperto un mio studio e ho anche cambiato casa… “casualmente” vicino ad una scuola e anche ora mentre scrivo mi godo il vociare dei bambini nell’intervallo del dopo mensa.

Non ho mai pensato di fare la maestra per tutta la vita o forse non mi sono mai sentita una maestra, ho sempre pensato di fare la psicoterapeuta da grande come se le due cose si escludessero. Eppure la scuola è sempre stata lì, al mio fianco. E anche la mindfulness è stata lì per parecchio tempo, da quando ho incontrato Carolina in un’esperienza di tirocinio ormai 7 anni fa.

A volte ci vuole tempo per capire le cose, a volte facciamo di tutto per non capirle, ma poi si svelano.

Ero a Firenze lo scorso luglio al Congresso Nazionale sulla Mindfulness quando Saki Santorelli ci ha invitato ad ascoltare le nostre maree, a domandarci cosa stesse emergendo nella nostra vita in quel momento, quale treno saremmo stati disposti ad ascoltare prima ancora che lo si vedesse all’orizzonte.

In quel momento mi sono tornate alla mente le parole di Elia, la sua spontaneità e quanto quel commento avesse permesso a tutta la classe di fermarsi un momento in silenzio, per apprezzare lo spettacolo della pioggia.

Ecco cosa volevo: seguire le mie inclinazioni e le mie passioni integrandole, non separandole. Dall’aut –aut all’et- et.

È stato così che ho iniziato a ripensare in modo più consapevole a questi sei anni nella scuola. Nella mia esperienza di insegnante itinerante, per lo più di sostegno ad alunni con difficoltà di vario genere,  ho conosciuto tanti bambini, tante maestre, tanti genitori, tanti contesti differenti. Una costante, però, c’è sempre stata: la maestra chiede di stare in silenzio e di essere attenti. C’è un paradosso in questa richiesta così banale. Come si fa ad imparare a stare attenti se nessuno di noi adulti lo insegna?! E noi siamo veramente attenti a quello che i bambini vogliono dirci durante una giornata di scuola? Come possiamo ascoltarli autenticamente se il pensiero principale è terminare la programmazione e raggiungere gli obiettivi prefissati?

Le colleghe spesso mi chiamano la “maestra psi”, mi chiedono come comportarsi con quel bambino iperattivo, come tenerlo quieto durante le lezioni, come gestire quel gruppetto di alunni che spadroneggia in classe, come aiutare quei bimbi di prima che non hanno ancora tanta confidenza con la gestione dei conflitti usando le parole… la speranza è che io, dato che sono una “psi”, abbia la ricetta, i comandamenti da seguire per diminuire la difficoltà dello stare in relazione con queste dinamiche.

Ma l’unico modo è stare. Stare lì con loro in quel momento, consapevoli che le nostre reazioni emotive non restano isolate da quelle del resto della classe, di quel gruppo di cui facciamo parte anche noi insegnanti. Il contagio emotivo si crea a partire dai nostri gesti, dai nostri sguardi, dal modo con cui ci muoviamo tra i banchi prima ancora di aver detto qualcosa. I bambini ci sollecitano per imparare da noi come si fa ad essere “persone”, ci chiedono del tempo per “stare con loro”.

E così, ho scoperto la mia marea: un percorso con la Mindful Schools di Oakland in California per essere un’insegnante autenticamente in relazione, disposta a “non fare” lezione, per “esserci” con i miei alunni e con i miei colleghi.

Poter respirare aria nuova nella scuola per diventare un giorno non tanto una maestra psi, ma una mindful teacher! Seguire questa marea… in compagnia dei bambini.

Manuela Pini

Psicologa, psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico, insegnante di scuola primaria, mi sono formata all'insegnamento della mindfulness ai bambini con Mindful Schools...

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