Come far fare le fusa a una tigre: tre suggerimenti di mindfulness per gestire lo stress

Come sta andando la vostra giornata?  Vi sembra di avere così tante cose da fare che solo a pensarci vi viene l’ansia?

Non siete soli.

Mark Williams, Professore di Psicologia Clinica all’Università di Oxford e co-fondatore con Zindel Segal e John Teasdale della Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), nel suo video per la Be Mindful Campaign sostiene che i livelli di ansia degli adulti di oggi sono equivalenti ai livelli considerati tipici della popolazione clinica negli anni Cinquanta.

Lo so, il dato ha sconvolto anche me, tanto che ho voluto ascoltare due volte per essere sicura di avere capito bene.

Alcuni dei segni più comuni di questo stato di attivazione cronica, che tutti noi conosciamo bene e che chiamiamo stress, consistono nel sentirsi affaticati e facilmente irritabili e nello spostare continuamente l’attenzione da un compito all’altro nell’illusione che così riusciremo a portare a termine più cose.

Ma da un punto di vista biologico, spostare continuamente l’attenzione da una cosa all’altra senza mai fermarsi equivale, per il nostro cervello, allo scappare da un predatore. E il problema è che, come dice Williams: “Nessuno può correre forte abbastanza da sfuggire alle proprie preoccupazioni”.

E allora cosa fare per trovare un po’ di pace nel caos della vita quotidiana?

Ecco tre suggerimenti per non vivere come se fossimo costantemente inseguiti da una tigre e possibilmente farle fare le fusa.

1. STAI NEL PRESENTE

Una cosa che spesso ci dimentichiamo è che ogni volta che corriamo dietro ai nostri pensieri, in particolare se negativi, il corpo e la mente si stancano con il risultato che la nostra energia si abbassa.

Quando ci facciamo prendere da una preoccupazione, chiediamoci: “Sto reagendo ad una situazione reale, di questo momento, o immaginata?”. E non dimentichiamo che, come dice Alice G. Walton su Forbes, la maggior parte dei pensieri che ci passano per la testa sono bullsh*t (lascio a voi il piacere della traduzione).

Per aiutarci ad essere più presenti praticare regolarmente la meditazione sul respiro fa meraviglie ma è anche utilissimo ritornare alle sensazioni del respiro più e più volte nel corso della giornata, regalandoci anche solo un breve momento per sentire l’aria che entra ed esce dal corpo e il miracolo dell’essere vivi.

Anche fermarsi ad ascoltare i suoni dell’ambiente circostante può essere una buona pratica, e potremmo sorprenderci ad amare improvvisamente la stessa pioggia che abbiamo maledetto alzandoci dal letto la mattina.

In generale la natura ha una grande capacità di riportarci al presente, e se ci capita di spostarci da un luogo all’altro nel corso della giornata potremmo avere voglia di guardare un momento il cielo, sentire il contatto con la terra e notare la bellezza di tutto ciò che nutrono.

A volte uno degli ostacoli all’essere presenti è, molto semplicemente, che ce ne dimentichiamo. Programmare una sveglia in diversi momenti della giornata può essere un modo per ricordarcelo e, se ci piace l’idea, potremmo anche scaricare  una app di mindfulness.

2. PRENDI LE PAUSE SUL SERIO

Le pause sono una cosa seria. E non prendersele è una ricetta sicura per il burnout.

E’ un fatto che ci riguarda tutti – e non un segno di pigrizia o di debolezza- che la mente può reggere “solo” 90 minuti di concentrazione su un compito impegnativo.

Eppure la tentazione di lavorare senza sosta, ignorando i segnali del corpo che chiede riposo, è sempre presente. Con in risultato che, ancora una volta, finiamo con il trovarci in uno stato di riserva energetica che ostacola proprio il raggiungimento di quegli obiettivi che ci eravamo prefissati.

Avete una scadenza importante da rispettare? Spegnete il telefono, chiudete tutte le finestre non necessarie aperte sul vostro computer (sì, anche questa) e programmate la vostra sveglia. Fra novanta minuti, prendetevi una pausa e, quando avrete ripreso le energie, ricominciate.

3. COLTIVA LA GRATITUDINE

Avete presente quella volta in cui avete raggiunto un obiettivo che consideravate importante e… siete rimasti felici per il resto dei vostri giorni? Nemmeno io.

La pratica della gratitudine può essere vista come un antidoto alla nostra tendenza a distrarci costantemente da noi stessi e a ricercare la felicità in condizioni esterne e lontane dal momento presente, mettendoci immediatamente in contatto con tutti i doni che già fanno parte della nostra vita.

Coltivarla è semplice: un modo per farlo è quello di iniziare a compilare una lista delle cose per cui siete grati. Pare che migliori la performance e che faccia anche molto bene a chi soffre di insonnia.

Se volete, possiamo farlo insieme con #20coseche su Twitter.

Ma fate attenzione perché, dopo solo due settimane di pratica, rischiate di essere più felici del 25%.

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

Twitter