#20coseche su Twitter: un muro di gratitudine

Come splendidamente illustrato da Joel e Michelle Levey nel loro articolo sull’Huffington Post, la pratica della gratitudine  può essere vista come un antidoto a due delle radici della sofferenza che pervadono l’esistenza umana.

La prima ha a che vedere con il sentimento di insufficienza che si manifesta con la convinzione di non avere abbastanza o di non essere abbastanza, che potremmo sintetizzare usando l’espressione illusione di scarsità.

La seconda, che deriva direttamente dalla prima, consiste nell’essere continuamente tesi verso l’avere o l’essere di più allo scopo di riempire il vuoto generato dall’illusione di scarsità.

Se viviamo con un atteggiamento interiore di questo tipo, non stupisce che diventiamo facili prede di forze esterne che ci dicono che troveremo la felicità e la soddisfazione – finalmente! – se acquisteremo o consumeremo questo o quell’altro prodotto, o se raggiungeremo questo o quell’altro obiettivo.

E così ci troviamo a distrarci costantemente da noi stessi e a ricercare la felicità fuori, a volte molto lontano, da chi siamo veramente.

Ma quando le soddisfazioni temporanee legate all’acquisizione o al raggiungimento di cose esterne iniziano a dissolversi – accade quasi sempre- ci troviamo di nuovo in preda del bisogno di… cercare qualcos’altro.

Il miracolo della pratica della gratitudine è che inverte questo pattern di cercare la pace e la felicità fuori da noi e in un altro tempo, e ci mette istantaneamente in contatto con tutti i doni che fanno parte della nostra vita adesso.

Coltivando la gratitudine, ci apriamo a ciò che di buono c’è in noi e negli altri  condividendo una felicità che non può che andare a beneficio di tutti.

Passiamo dall’essere come delle schegge impazzite che cercano chissà dove non si sa bene cosa, al diventare dei veri e propri generatori di felicità, per noi stessi e per gli altri.

E allora oggi vorrei chiedervi: se doveste fare una lista di cose per cui siete grati, quanto sarebbe lunga?

Scrivereste 3, 10, 40, 100 cose?

Probabilmente includereste la vostra salute, la vostra famiglia, gli amici.

Prendereste in considerazione anche le cose di base, come un luogo caldo e protetto dove dormire, l’aria pulita, l’acqua, il cibo, i vestiti per coprirvi?

E la Terra che ci ospita?

I cieli azzurri, un abbraccio, la carezza di qualcuno, il profumo della primavera, il sapore del sale quando esci dal mare, un camino acceso, il profumo di una torta appena sfornata,  una sauna d’inverno e il caffè del mattino?

E sapendo che non c’è arcobaleno senza pioggia, saremmo disposti a ringraziare per gli errori, i fallimenti e le delusioni per imparare, rialzarci e andare avanti?

E se dovessimo pensare alle persone nella nostra vita – invece di desiderare che dicano, facciano o pensino cose diverse- a chi vorremmo manifestare la nostra gratitudine? Per cosa? Come lo faremmo?

Potrebbe essere che un luogo collettivo dove condividere tutto questo, un muro virtuale della gratitudine, abbia il potere di sostenerci, ispirarci, emozionarci e ricordarci perché siamo vivi?

Io credo di sì.

Mi aiutate a costruirlo su Twitter, con #20coseche?

Ve ne sarei davvero immensamente, strepitosamente, sfacciatamente grata.

E il primo grazie va ad Arianna K., per averlo iniziato.

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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