Gratitudine, felicità e mindfulness

Questo è un periodo della mia vita caratterizzato da grandi cambiamenti, che sono in parte anche l’esito di alcune scelte che ho deciso di portare avanti, non tutte facili ma che da un certo momento in poi mi sono sembrate le uniche possibili per coltivare ciò in cui credo. Fra le quali quella di lasciare un lavoro sicuro per dedicarmi pienamente al progetto di cui fa parte anche questo blog.

Ed è un periodo in cui festeggio. Non tanto i risultati di queste scelte, che in questo momento sono un po’ caotici e piuttosto incerti, quanto la serenità che le accompagna. Il processo insomma, indipendentemente dall’esito.

Credo che questo sia uno degli effetti che più mi colpiscono della mindfulness quando continui a praticarla: l’esperienza di una crescente felicità, senza ragione apparente. O meglio: non per le cose che eri abituato a far coincidere con la felicità. Quest’estate mi sono innamorata dell’espressione “Essere felici senza una ragione”, che non è mia ma di una persona che pratica con me, che un giorno me l’ha regalata come la più grande scoperta che aveva fatto dopo una settimana di pratica, ed io gliene sono immensamente grata perché la trovo meravigliosa. Grazie Ambra.

Ma come si fa ad essere felici senza una ragione?

Mi sembra sempre più evidente che a volte non solo diamo per scontato il semplice fatto di essere vivi, ma tendiamo a focalizzarci su quello che non va e a lamentarci: le cose non sono come vorremmo, capitano tutte a noi, le persone sono superficiali, il lavoro è stressante, nessuno ci capisce… E ci dimentichiamo che, se solo ci prendessimo il tempo di fermarci un momento a guardare meglio, potremmo scoprire che la vita è un miracolo che si svolge ogni giorno sotto ai nostri occhi, in parte indipendentemente dalla nostra volontà – e dall’illusione di potere controllare tutto.

Non voglio negare le difficoltà: il momento storico che stiamo attraversando è difficile e senza dubbio tutti noi a questo punto abbiamo fatto l’esperienza dell’incertezza, della paura, della delusione. Ma è proprio per questo che credo che questo momento sia perfetto per coltivare la gratitudine.

Perché coltivare la gratitudine è un antidoto alla sensazione di scarsità e di perdita.

Permette di liberare la mente dalla trappola della modalità problem-solving, in cui notiamo solo quello che non va e stabiliamo che bisogna fare qualcosa per risolverlo – avete mai notato che, se lo cerchiamo, troveremo sempre qualcosa che non va? – per iniziare invece a chiarirci le idee su cosa conta davvero per noi. Che poi, il rischio di volere sempre correggere o risolvere tutto è quello di posticipare la possibilità di vivere pienamente la nostra vita a quando avremo ottenuto il risultato desiderato. Crediamo davvero che quando avremo un’auto nuova, un lavoro diverso, un compagno, un nuovo stile di vita, allora e solo allora potremo finalmente essere felici? Davvero vogliamo aspettare qualcosa che ora non c’è per sentirci vivi?

La tendenza della mente a fare paragoni è un altro ostacolo alla possibilità di vivere una vita piena. E’ quell’aspetto che ci porta a pensare che l’erba del vicino è sempre più bella, dimenticandoci che il sole splende anche sul nostro giardino. Che ci porta a dire che il collega è più brillante, l’amica più simpatica, e il nostro compagno di pratica più mindful di noi. E che, anche in questo caso, altro non è che un’altra forma dietro la quale si cela la convinzione che possiamo essere felici solo avendo le caratteristiche o le cose “giuste”. Si tratta di un’abitudine della mente che, se non riconosciuta e adeguatamente guardata, può assumere un potere enorme sulle nostre vite, portandoci  a coltivare una visione distorta delle cose così come sono e a sentirci cronicamente insoddisfatti.

Vogliamo davvero lasciarci definire dalle abitudini di una mente che ci racconta -sbagliando- che valiamo poco, che la vita è triste, e che possiamo sperare di trovare un po’ di felicità in luoghi e momenti che non sono qui ed ora, attraverso cose che spesso quando anche le otteniamo scopriamo che non erano poi così importanti?

O vogliamo portare l’attenzione alla bellezza di questo momento, al fatto che qualunque cosa lo stia attraversando possiamo incontrarlo connettendo la mente con il cuore, senza far dipendere la nostra felicità dalle condizione esterne? Cosa è vero? Che la mia amica ha un cancro o che la mia amica è una leonessa che sta affrontando il cancro al meglio delle sue possibilità? Che il lavoro è stressante o che ho un lavoro? Che non posso avere un altro figlio o che ho già un figlio splendido? Entrambe le cose. Così è la vita: un intreccio di aspetti negativi e positivi che cambia momento per momento.

Possiamo in ogni caso fermarci e dire Grazie?

Per essere vivi. Per un plaid e un camino acceso. Per i nostri amici. Per il sapore pulito della mela. Per la musica. Per i poeti. Per i cambiamenti di forma delle nuvole. Per essere interi. Per il suono del silenzio. Perché possiamo sentire l’aria fresca a contatto con la pelle. Per la natura che nonostante i nostri sforzi per distruggerla ancora resiste.

E voi, per cosa siete grati oggi?

Carolina Traverso

BIO PROFESSIONALE Carolina è la fondatrice di Semplicemente Mindfulness. Psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con Jon...

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